lunedì 20 febbraio 2017

La Libertà dei perché

Il come rende schiavi... il perché rende liberi. Bellissima frase che ho letto stamane su di un post di un Fratello. Il fascino del perché, le mille domande che un Massone è portato a farsi, che dovrebbe farsi. I tanti perché dei riti, delle cerimonie, dell'essere Massone.

Chiedersi il perché dei gesti, il perché un simbolo sta su di un collare, il perché di un oggetto nel Tempio. Trovo che ci sia un enorme differenza tra il ripetere e il celebrare.

Ripetere parole e gesti fa parte della sfera del come: come si fa questo rito?
Decisamente di più ampio respiro è: perché questo rito si svolge in questo modo? Cosa significano queste parole? Perché si fanno questi gesti?

Chiedersi il perché di ogni cosa ci circonda, massonicamente parlando, superare il concetto del "come faccio" per passare al "perché lo faccio".
Questo gradino mi sembra un passaggio cruciale nella crescita di ogni Massone. Lasciarsi permeare pian piano dai riti, dai lavori di Loggia, dalle esternazioni degli altri Fratelli per entrare, in punta di piedi, nel mondo del perché.

Porsi domande significa mettersi nell'ottica di cercare delle risposte. Ripetere meccanicamente gesti e parole pone, a mio avviso, il massone come mero strumento del rito, soggetto passivo che assorbe, è vero, ugualmente i benefici della ritualità, ma non nel modo in cui potrebbe essere se il tutto venisse vissuto con la consapevolezza di un perché risolto.
Nelle serate di Loggia è bello lasciarsi cullare da quella piacevole energia che circola libera tra i Fratelli, un'energia che nasce da una comunione d'intenti, da una Fratellanza che pian piano cresce dal cuore e si irradia in ogni cellula. Come succede non lo, sul perché ci sto lavorando.

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