mercoledì 28 agosto 2019

TRE E TRENTATRE

Il trentatreismo grado trascende la materia. Ormai le colonne le ha abbattute al 30°. Lo spirito guida si è  rivelato e il VITRIOL è stato pulito dal fango.
Tutto ciò succede anche al 3° quando questo viene vissuto nella piena conapevolezza.
Lontana diatribra tra gradi di perfezionamento e Massoneria azzurra. Personalmente farei un distinguo:
- Massoneria
- Massoneria moderna

In fondo i gradi del Rito, mi correggano se sbaglio, i Fratelli più esperti di storia massonica, compaiono dopo il 1717. Prima si parla addirittura di soli due Gradi.
Come prima del 1717 non v'era traccia di Obbedienze. C'era una circolarità massonica scevra da ogni sovrastruttura che non fosse la Loggia.
Quindi TRE e TRENTRATRE erano fusi in un solo Gradino.
Sì è voluto vederci dentro, esaminare al microscopio ciò che sin dal primo Rituale (l'unico) viene detto. Ma siccome è "detto" a strati, ognuno arriva sin dove il suo VITRIOL è pulito.

L'Apprendista, pian piano, comprenderà la simboligia marginale della spirale che si muove inesorabile sino al punto centrale... il punto dove Tutto inizia e finisce. Lo stesso simbolo ha valenza diversa man mano che si avvicina al centro... sino a scomparire fondendosi con l'osservatore che diventa lui stesso il simbolo osservato.
Quindi è solo diventando il Rituale che potremo evolvere... diventando, non ripetendolo e basta. E nemmeno solo interpretandolo.
Se non c'è la consapevolezza del gesto, della parola, della vibrazione emessa non avviene che un girotondo energetico che ci lascerà nello strato esterno. Uno strato importante, certo, ma esterno.

Dicevo prima che identifico il Rito con la Massoneria moderna (in senso lato). Sì, perché è un modo di essere massone che ha una partenza, una sua temporalità abbastanza precisa. L'altra no, non ha un inizio di conseguenza non può avere una fine. La Massoneria, detta azzurra (non mi piace il termine ma lo uso per differenziarla), è a spirale... ecco la definirei: Massoneria spiroidale. L'altra invece è piramidale.
Entrambe portano a una "vetta", ma la raggiungono in modo differente.
Entrambe contengono lo Zed... ma una è costruita mentre l'altra è in continuo divenire.
Una ha un inizio e una fine, l'altra fa parte di quelle conoscenze cosmiche che permettono all'uomo di evolvere a ogni respiro.

Fabio Pedrazzi

domenica 4 agosto 2019

LA SPIEGAZIONE INESISTENTE

Ci sono sere, come queste, in cui il buio della notte si trasforma in Luce.
La Luna diventa un faro illuminante. I Cantieri sono chiusi e io non Lavoro. Però... c'è sempre un però, qualcosa posso fare... la devo fare.
Si può spiegare un simbolo?
No.


Un simbolo lo si può vivere, intuire, sentirne l'aroma o la puzza... dipende dai casi.
Ma è solo lasciando che il drago si dimeni nel boccione verde dell'alchimista che riusciremo a vincere la voglia di spiegare.
Personalmente non amo i Gradi massonici. Non li amo nello stesso modo in cui non ho mai amato i Dan del Jitsu. Sono orpelli che ci portiamo dietro nel corso degli anni.
Io sono un 33° e tu?
Io non sono un c....o. Io sono e basta... ti pare poco?
Perché mettere limiti al nostro Essere? Perché catalogare qualcosa che non è catalogabile?

Ma che c'entrano i Gradi con la spiegazione inesistente?
C'entrano, perché ogni Grado è, per sua natura, una spiegazione. La pretesa spiegazione dell'inispiegabile.
Sulla vetta del monte Fuji siamo tutti uguali, e ci siamo arrivati indipendentemente dalla Via che abbiamo preso inizialmente. Massoneria, Martinismo, Yoga, Jitsu, Tao, Zen ecc... sono tutte Vie iniziatiche. Sono tutte Vie non spiegabili, che vanno vissute e basta.

Tante volte mi sono sentito chiedere: Maestro ma che cos'è lo Zen?
Come risposta ricevevano solo ed esclusivamente un sorriso.
Lo stesso vale in Massoneria: non è spiegabile, o meglio, la possiamo definire in maniera profana per i profani... ma per Noi no... per Noi non vale.
Noi abbiamo il dovere di sperimentare, scavare, cercare, vivere attimo per attimo quella trascendenza che solo verso la fine della Via potremo, forse, capire.
E una volta capita sapete che succederà?
Facile dierete: saremo arrivati in cima... al Grado più alto ci verrà svelato l'ultimo dei Segreti.

Purtroppo non è così. In cima al monte Fuji ci sono solo persone che ridono. Ridono di gusto.
Perché?
Perché la vetta è sempre stata sotto i nostri piedi... e noi abbiamo camminato per decenni per raggiungerla, non accorgendoci che ci stava appiccicata come la nostra ombra.

Ecco: la consapevolezza è una gran fregatura, direbbe un mio vecchio Maestro Zen.
Una volta che l'hai raggiunta non ti stupisce più nulla... ti resta solo la voglia di tenere in ordine il giardino e guardare gli altri scalare una montagna che non esite.

Quindi non chiedete spiegazioni, cercatele nel vostro VITRIOL... tutto è celato lì... sotto il vostro naso.
Un abbraccio.

Fabio Pedrazzi

lunedì 15 luglio 2019

DAL BUIO ALLA LUCE... perché si dovrebbero fermare i Cantieri

Noi lavoriamo dal buio alla Luce e non viceversa. Quando entriamo nel Tempio lo facciamo deambulando da sinistra a destra, ovvero cominciamo il cammino nella parte buia del Tempio, quella che sta dalla parte degli apprendisti.

Muovendoci in questo modo tutto ciò che accade dopo risente di questa impostazione.
I Lavori iniziano il 21 di settembre, periodo dell'anno in cui cominciano le giornate ad accorciarsi. La luce va scemando sino al momento in cui si fermerà del tutto, morendo per tre giorni.
Poi, dritti sino al 21 di giugno, giorno luminoso e inizio del periodo di Luce.
Ecco perché, seconde me, i Lavori dovrebbero fermarsi in questo periodo. Per lo meno i Lavori rituali.

In effetti il Tempio è diviso in più parti, alcune al buio e alcune illuminate. Gli apprendisti, a sinistra guardando lo scranno del V:. e in luce a destra, colonna dei Compagni d'Arte.

Ma quanto sono importanti, per l'esecuzione degli Architettonici Lavori, queste accortezze? Quanto influiscono sulla riuscita degli stessi?
Dipende cosa intendiamo per "Lavori". Se ci fermiamo alla lettura del rituale e delle Tavole... servono a poco. In fondo una Tornata ben fatta, seguendo pedessequamente il Rituale ha una sua funzione.

Credo però esita un livello superiore (più livelli a dire il vero) dove queste "quisquiglie" fanno la differenza. Esistono piano sottili dove il Massone si sposta durante la Tornata. Si sposta se tutti operano in armonia e in sincronicità. Si alza il livello, o la frequenza dell'Energia, solo se si osservano tutte le informazioni che ci vengono date già dal primo grado.
Ebben sì, nel Rituale di primo grado c'è tutto ciò che ci serve per proseguire nel Cammino che abbiamo scelto.
Anzi, oserei dire che quello di Primo Grado è l'unico vero Rituale.
Quello dove, criptati, troviamo già tutti i Segreti della Massoneria. Non è salendo di grado, cambiando grembiule o ponendo in essere i seguenti Rituali che possiamo "capire", "intuire" e "vivere" ciò che siamo.

E' nel Primo che dobbiamo trasmutare il piombo in oro, nei seguenti possiamo solo anelare di arrivare alla Pietra Filosofale. Ma se non capiamo cosa facciamo in Primo Grado, come possiamo riuscire a "domare" la Materia, non saremo mai in grado di proseguire verso quei piani sottili che distinguono l'uomo dal Massone.
Ecco perché reputo che non si debba Lavorare nei mesi di Luce: perché l'Orizzonte sarebbe solo il Buio. Ma il nostro sguardo deve essere sempre orientato verso la Luce. Partiamo da Oriente, con la Luce che pian piano si alza verso lo zenit, in modo che possa illuminarci il cammino. Se facessimo il contrario ci troveremmo accecati con il pericolo d'inciampare in noi stessi.

Fabio Pedrazzi


giovedì 27 giugno 2019

Il TESORIERE... ma è davvero solo il ragioniere di Loggia?

In genere questo ruolo, nelle Logge, viene dato a chi nella vita profana "sa far di conto".
Il suo compito è quello di riscuotere le capitazioni, tenere in ordine il bilancio della Loggia e interfacciarsi con l'Obbedienza, dove esiste, in modo che tutta la parte finanziaria  sia giusta e perfetta.
Ma è davvero solo questo il compito del TESORIERE?


Ovviamente no.
Ha un compito molto più difficile e, non ho dubbi a dirlo: di alto spessore.
Il TESORIERE è colui il quale si DEVE accorgere quando un Fr: o una Sr: hanno trasmuato il loro piombo in oro.
E' il primo che deve capire quando un membro di Loggia ha fatto un passo avanti, meritando per questo un passaggio di grado oppure, se già Maestro (rimaniamo sempre nella M:.A:.), sarà in grado di affrontare argomenti sempre più trasmutativi.

Il TESORIERE è un po' l'Alchimista della comunità massonica in cui opera. E' colui che da la giusta caratura all'Oro che si forma in Loggia. Un Oro spirituale ovviamente.

Il TESORIERE valuta attentamente i vari Metalli, leggi qualità elementali, che vengono prodotti dai Fr: e dalle Sr:., ne valuta proprio il peso specifico che hanno all'interno della Loggia e cerca di preparare i Fr:. e le Sr:. alla "trasmutazione" in quell'Oro spirituale che serve a poi a "pagare gli operai".
- Pane e vino per gli Apprendisti, in quanto ancora non in grado di "amministrare" le proprie entrate (da qui la confusione sul fatto che gli Apprendisti non debbano essere messi a conoscenza delle finanze di Loggia... quelle profane vanno esplicitate a tutti, altro livello è quello alchemico)
- Argento per i Compagni
- Oro per i Maestri

Fatta questa caratura consegna le proprie indicazioni al M:.V:. e da la possibilità al 1° Sorv:. di dichiarare se tutti gli "operai" sono soddisfatti della paga.
La "paga"... sono i lavori di Loggia a cui hanno assistito e partecipato.
Quelli sono i metalli preziosi che la Loggia produce e che il TESORIERE deve essere in grado di valutare.

Capite bene che questo ruolo è ben lontano dal mero mettere i fila i numeri.
Perciò alle prossime distribuzioni di cariche, tenete presente anche l'aspetto esoterico-alchemico del candidato oltre che il diploma profano.

Curiosità:
la sua collocazione nel Tempio è a Est-Nord Est
i suoi pianeti sono Venere e la Luna
la sua qualità è la Terra e come simbolo ha il Toro.

Fabio Pedrazzi

domenica 9 giugno 2019

ANCORA SULLE LUCI NEL TEMPIO

Torno ancora sulle Luci nel Tempio perché alcuni Fr:. e Sr:. me lo hanno chiesto. Nell'articolo LE LUCI SUGLI SCRANNI, ho portato una mia teoria sulla sequenza di accensione delle Luci.
Il Testimone e le luci sugli scranni del MV, del 1° e del 2° Sorv:. dovrebbero essere accese prima dell'ingresso nel Tempio da parte dei Fr:. e delle Sr:., e questa operazione andrebbe fatta dal M:.d:.C:. il quale opererà in questo modo:
prende la Luce da uno stoppino che gli accende il M:.V:. nella Sala dei Passi Perduti., con tale lumicino entra nel tempio e accende il Testimone, il candelabro a tre braccia sullo scranno del M:.V:., poi quello a due braccia del 1° Sorv:. e infine quello del 2° Sorv:., fatto ciò esce e si prepara a far entrare tutti nel Tempio. Questo in sintesi il mio pensiero sull'accensione delle Luci.

 A suffragio di ciò ho trovato un testo molto interessante del Fr:. Ivan Mosca.
Ve lo posto qui di seguito in modo da agevolarne la lettura senza doverlo ricercare:

"Quando i Fratelli compiono la "marcia rituale d'ingresso" (è il Maestro delle
Cerimonie che guida la fila degli Apprendisti, dei Compagni, dei Maestri, degli Ufficiali e dei Dignitari e, per ultimi, del 2° Sorvegliante, del 1° Sorvegliante e del Maestro Venerabile), il Tempio è immerso nella penombra. Sono accesi soltanto:
 
-  il Testimonio: alla testa della Colonna di Meridione (accanto, cioè, al posto che compete al Maestro delle Cerimonie), vi è un candelabro, la cui candela è accesa (prima dell'ingresso) dal Maestro delle Cerimonie con il "fuoco" fornito dal Maestro Venerabile,
-  il Sole, la Luna e il Delta Sacro che brillano all'Oriente (il primo sulla metà "diurna" del Tempio, la seconda, in forma di crescente lunare, sulla metà "notturna" e il terzo sopra il trono del Maestro Venerabile);
-  tre lampade poste rispettivamente sulle cattedre del Maestro Venerabile (e può trattarsi di un lampadario o candeliere a 3 luci), del 1° Sorvegliante (a 2 luci), del 2° Sorvegliante (a una luce) anche per consentire loro la lettura del Rituale.
 
Vengono poi accesi, nel prosieguo dei Lavori, i 3 candelabri posti al centro del Tempio. A questo punto, secondo il Rituale, il Maestro delle Cerimonie dovrebbe provvedere alla completa accensione delle luci nel Tempio. Tuttavia, data l'importanza analogica delle parti rituali ancora da compiere (lettura della Tavola e tracciamento o collocazione del Quadro di Loggia), 
sarebbe opportuno che il Maestro delle Cerimonie accendesse soltanto una lampada (meglio una candela) sul tavolino de! Fratello Segretario. In seguito, dopo l'approvazione delta Tavola architettonica tracciata nella precedente tornata e dopo il tracciamento o la collocazione del Quadro di Loggia, il Maestro delle Cerimonie può completare l'accensione di tutte le luci del Tempio, prima di osservare "se nella sala dei passi perduti vi sia qualche Fratello che chiede di entrare...".
Al termine dei Lavori, dopo il giuramento del segreto, le luci nel Tempio andrebbero spente con un ordine esattamente inverso a quello di accensione.
Poi, il Maestro delle Cerimonie cancella o toglie il Quadro di Loggia, riallinea i 3 candelabri, inserisce il supporto musicale previsto per la "marcia di uscita" e guida i Fratelli fuori del Tempio secondo lo stesso ordine di ingresso.
Poi, mentre i Fratelli rimangono in attesa, il Maestro delle Cerimonie rientra nel Tempio a spegnere il Testimonio, il Sole, la Luna e il Delta Sacro, disinserendo il supporto musicale e curando che tutto resti perfettamente in ordine.".

Detto ciò non rimane che fare una riflessione sul Rituale in uso nella propria Loggia e vedere quali sono le differenze. Personalmente trovo logico e massonicamente sensata l'esposizione del Mosca. 

Fabio Pedrazzi

domenica 19 maggio 2019

LA POSIZIONE DEL SECONDO SORVEGLIANTE

Quando entro in un Tempio e vedo il Secondo Sorvegliante posizionato di fronte al M:.V:. sulla stessa linea del Primo Sorvergliante, mi domando quale sia la logica di questa disposizione.
A volte la risposta è: il Tempio è stretto e non si passa. Vero... allora non fare un Tempio in quel luogo.

Il Secondo Sorvegliante è uno dei punti Cardinali del Tempio. E' posto di fronte alla Colonna degli apprendisti in modo da poterli controllare e guidarli sulla retta Via, dato che è l'unica parte del Tempio sempre al buio. Infatti da quel lato del Tempio non ci sono luci in quanto non ci devono essere scranni.
Nel Tempio, rappresentazione del Cosmo, ci devono essere due parallele che dividono in quattro settori lo spazio fisico della struttura Sacra.
Questi quattro settori indicano le quattro fasi del giorno. Dividono il Tempio come fosse il quadrante di un orologio e danno anche il senso di deambulazione iniziale. Infatti entrando da Occidente si va verso la colonna degli apprendisti, che è al buio, per dirigersi verso il M:.V:. a Est, verso la Luce, per poi passare davanti al Secondo Sorvegliante che sta a Sud e ritornare a Occidente dove il Sole tramonta.
Spostando la posizione del Secondo Sorvegliante si avrà un Tempio asincrono e disarmonico dove sia la parte Nord che quella Sud saranno al buio.

Dal disegno (Fig. 1), tratto dai famosi quaderni del Fr:. Ivan Mosca, si evince in maniera chiara il perché della posizione del Secondo Sorvegliante. Sempre da questo disegno si nota che le tre luci formano un Triangolo. Triangolo che rappresenta lo schema dei Tre Gradi:
- Apprendista: Fisico
- Compagno: Animico
- Maestro: Spirituale

Dopo aver fatto queste riflessioni, ne sono certo, quando entrerete in un Tempio diversamente disposto sentirete un senso di fastidio. Ciò non significa che non si possa lavorare anche con disposizioni differenti, ma bisogna essere consapevoli che le frequenze del Rituale non saliranno mai più di tanto, impedendo ai Fr:. e le Sr:. presenti di avvicinarsi a quei piani sottili cui siamo destinati.

Fabio Pedrazzi


sabato 27 aprile 2019

INCONTRI... uno strano libro


Quando ho letto quest’opera di Lucia mi sono reso conto di chi è: un’anima antica che si sta riprendendo la propria consapevolezza. Un raro caso di auto-iniziata.
Nelle sue visioni ripercorre rituali ormai perduti, racconta di Tornate alle quali in questa vita non ha mai partecipato essendo una profana.

In questi Incontri c’è tutta la Forza della Tradizione iniziatica non ancora rivelata.
Questo libro è una sorta di lasciapassare verso il Mondo di Mezzo, quella zona di spazio-tempo che solo alcuni dei Maestri riescono ad esplorare con consapevolezza.
Lucia La Macchia lo fa in maniera spontanea, quasi scusandosi di entrare in un piano sottile senza averne le dovute conoscenze.

Ma non è proprio così, nel suo caso le conoscenze ci sono… è che ancora non lo sa.
Ancora sta cercando la porta quantica per riuscire a navigare nel campo astrale conoscendo la rotta per tornare a casa, tra le Colonne protettrici. 
Quelle stesse Colonne che sorreggono il suo “sentire”.
La morte che affronta nello scrivere non è la morte biologica, bensì una sorta di attaccamento alle vite passate che Lucia si porta dentro. 

Quest’opera non è per tutti, solo anime pure riusciranno a comprendere la delicatezza energetica che sprigiona. Solo chi è stato iniziato, e ne ha la consapevolezza, riuscirà ad attingere a questa inconsapevole “Desiderata”.
Inconsapevole come lo è un fiore che non sa di essere un fiore: è e basta, emana profumo perché fa parte della sua natura farlo. Questo è INCONTRI: un profumo emanato dall’anima di un essere che arriva da piani diversi da quelli che siamo abituati a frequentare. 


Fabio Pedrazzi